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  LUOGHI dI INTERESSE del NOSTRO TERRITORIO
Indirizzo :   Via Berni, 25 - Bibbiena (Piano terra)
Assessore :   Francesca Nassini
Resp.le Servizio :   Sig. Dino Moneti
   dalle ore 9 alle ore 13 - dal lunedì al sabato
   Personale Assegnato:
Sig.ra Silvia Zichella  0575 530652  silvia.zichella@comunedibibbiena.gov.it

 

 

  Chiesa e Chiostro di San Lorenzo

Il complesso architettonico è formato dalla chiesa, edificata nella seconda metà del quattrocento su un precedente oratorio e da un chiostro seicentesco sul quale si aprono le ampie e numerose stanze del convento che ospitava i Frati Minori Francescani.

La chiesa, ampiamente restaurata dopo il terremoto del 1919, presenta un impianto a tre navate, spartite da arcate a tutto sesto e un bel soffitto a capriate lignee.

Gli altari laterali ospitano due notevoli terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, recanti le effigi del Cardinal Dovizi e del Papa Leone X e raffiguranti una la Natività e l’altra la deposizione del Cristo.  Il Chiostro del convento, costruito nella prima metà del XVII secolo, ha forme snelle con agili colonne  e si sviluppa su due piani, gli affreschi originali delle arcate sono stati coperti da raffigurazioni databili attorno agli anni ‘40. 

The architectural complex is formed by the church, built in the second half of the XV century on a previous oratory and a XVII century cloister overlooked by the many rooms of the Franciscan friars minor convent.

The church was extensively restored after the 1919 earthquake. It presents a three naves structure, divided by round arches and a beautiful wooden panelled ceiling.

The side altars frame two remarkable Andrea della Robbia’s glazed terracottas, depicting the Nativity, the deposition of Christ and the effigies of Cardinal Dovizi and Pope Leo X.
The cloister was built in the first half of the XVII century and develops on two levels. It has a slender shape and graceful columns; the original frescoes above the arches have been covered by paintings  in the 1940s.

 

  CIFA

Il Centro Italiano della Fotografia d’Autore (www.centrofotografia.org ) è ubicato nell'ex Casa Mandamentale della città - un edificio ottocentesco di particolare interesse, ristrutturato per soddisfare le nuove esigenze d'uso.

Il Centro, fortemente voluto dalla FIAF Federazione Italiana Autori Fotografici ( www.fiaf.net), è motore di iniziative culturali, nel campo dell'archiviazione e conservazione del patrimonio fotografico, nella produzione di esposizioni, nell'organizzazione della didattica e nella creazione di eventi fotografici.

Il centro ospita  immagini dei grandi autori della fotografia che sono tratte dall'archivio FIAF,  la più importante associazione fotografica nazionale.

Accanto alla mostra dei grandi autori, alcuni spazi espositivi sono riservati a manifestazioni temporanee di rilievo internazionale.

The Italian Center for Author Photography (www.centrofotografia.org) is located in the former town prison, a XIX century interesting building, now renovated to host the centre.

Strongly supported by FIAF Federazione Italiana Autori Fotografici (www.fiaf.net), the Centre is promoting various projects from archiving and preserving photographic heritage, to organizing exhibitions and photography courses as well as creating  photographic events.

The centre houses pictures by the famous authors that are taken from the FIAF, the most important national photographic association, along with interesting temporary exhibitions.

 

  GRESSA

L’antico Castello di Gressa (www.castellodigressa.it) è ubicato sul culmine di uno sperone roccioso il cui fianco è bagnato dall’omonimo fosso di Gressa, uno dei confluenti dell'Archiano.

Il castello di Gressa fu edificato tra il X secolo e l’inizio dell’XI, per volere del vescovo Elemperto, capo della diocesi aretina dal 986 al 1010. Verso il 990 il castello fu dato in feudum  a Tedalascio uomo agiato della classe elitaria del Casentino che lo passò in eredità ai suoi figli che nel 1078 lo trasferirono a Rodolfo priore del monastero di Camaldoli (www.camaldoli.it).

Nel 1249 il Vescovo Guglielmino Umbertini spedì da Gressa un Breve di indulgenze e pare che nel castello di Gressa si battesse moneta, il Vescovo aveva questo potere. Nel 1257 lo stesso vescovo Guglielmino per pagare alcuni dei suoi debiti dette in pegno il castello di Gressa ai Fiorentini che ciò nonostante nel 1259 ne disfecero le due cinte di mura.

Nel 1299 Ildebrandino, successore di Guglielmino, spedì dal castello di Gressa una Bolla con la quale concesse alla contessa Sofia, sua zia paterna e Badessa di Pratovecchio, di trasferire le reliquie di Sant’Ilario dalla Chiesa della Pagliola al Monastero di Arezzo. Dopo la morte dei Vescovi Ildebrandino e del suo successore Guido da Pietramala, il maniero fu preso da Pier Saccone, signore d‘Arezzo, che lo restituì dopo il trattato di Sarzana, a Boso Ubertini. Nel 1356 subì l’assedio dei fiorentini, ma il Castello, salvo per un breve periodo, rimase vescovile e fu l’ultimo dei Castelli del Casentino a rimanerne in possesso. Nel 1366 Gressa viene a far parte del territorio aretino e quindi di quello Fiorentino nel 1384.

L’atto formale di sottomissione del castello a Firenze fu stipulato il 21 agosto 1386.

Nel 1500 il castello divenne proprietà della famiglia Martellini, poi passo ai Nati, quindi fu la volta dei Nati Poltri ed infine dei Marcucci Poltri. Durante la seconda guerra mondiale il castello divenne avamposto militare tedesco.

Del Castello rimane oggi la Torre del Cassero e parte delle due cinte murarie, oltre il Palazzo vescovile oggi trasformato in residenza. Tra il palazzo del Vescovo ed il Cassero è l’antica chiesetta castellana poi fatta parrocchia con il nome di San Iacopo.

 

The ancient Castle of Gressa (www.castellodigressa.it) is located on the top of a rocky spur whose side is wet by the homonymous ditch Gressa, a confluent of the Archiano river.

The Castle of Gressa was built by the Bishop Elemperto, head of the diocese of Arezzo (986-1010), between the X and the beginning of the XI century . Around 990 the castle was given “in  feudum” to Tedalascio, a wealthy Casentino nobleman and was later inherited by his sons, who in 1078, donated it to Rodolfo, Prior of the Monastery of Camaldoli (www.camaldoli.it).

In 1249 the Bishop Guglielmino Umbertini sent a list of indulgences from Gressa and there are reasond to believe that he had the right to mint coins. In 1257 the same bishop gave the Castle of Gressa as pawn to the Florentines, to pay back some of his debts. Nevertheless the Florentines pulled down the two walls in 1259.

In 1299 Ildebrandino, successor of Guglielmino, sent a seal from the castle of Gressa with which he granted the Countess Sofia (Abbess of Pratovecchio and his paternal aunt) the transfer of the relics of St. Hilary from the Pagliola Church to the Monastery of Arezzo.

After the death of Bishops Ildebrandino and his successor, Guido from Pietramala, the manor was taken by Pier Saccone, lord of Arezzo, who returned it to Boso Ubertini after the Treaty of Sarzana. In 1356 the castle was besieged by the Florentines, but except for a short period, it remained property and residence of the Bishop and the last Castle of  Casentino to remain so.

In 1366 Gressa was ruled by Arezzo and then became part of the Florentine territory  in 1384. The formal act of submission to Florence was signed on August 21, 1386.

In 1500 the castle became property of the Martellini family, then it passed to the Nati family, then it was the turn of the Nati Poltri and finally the Marcucci Poltri. During the Second World War the castle became a military German outpost.

Today we can still see the watch Tower and part of the two boundary walls, as well as the Bishop's Palace, now a private residence. Between the two buildings stands the ancient church that has become a parish with the name of St. James.

 

  MARCIANO

Marciano è uno dei più antichi castelli della Valle dell’Archiano, precedente anche a quello di Bibbiena. È aggregato sopra un rilievo sul versante ovest del Poggio Faggione, sopra il torrente Gressa e l’Archiano.

Il castello è rammentato nella donazione alla badia di Prataglia (www.badiaprataglia.net) fatta nel 1008 da Elemberto vescovo di Arezzo.

Vi ebbero signoria i conti Ubertini, dal XII sec fino al XIV, quando nel 1386 la Signoria di Firenze comandò che la rocca di Marciano, insieme con altri fortilizi del Casentino, venisse disfatta poiché inutile alla Repubblica.

In Marciano si trova la vecchia chiesa di San Donato trasformata in parrocchia con decreto vescovile del 30 luglio 1777.


Marciano is one of the oldest castle along the Archiano Valley, older than Bibbiena's. It stands on the west hillside of Poggio Faggione, above the Gressa and the Archiano streams.

The castle is first mentioned in the donation to the Abbey of Prataglia (www.badiaprataglia.net) written by Elemberto Bishop of Arezzo in 1008.

The Ubertini Earls ruled from XII to XIV century, until 1386, when the Florence Signoria declared that the fortress of Marciano, along with other fortresses in Casentino…were of no use to the Florentine Republic…and it commanded to raze them to the ground.

Marciano has also the old church of San Donato, which became parish by a Bishop's decree on July 30th  1777.

 

  MUSEO ARCHEOLOGICO

Il Museo Archeologico del Casentino ( www.arcamuseocasentino.it) è allestito al piano terra del Palazzo Niccolini a Bibbiena e articolato in sei sale. Il percorso museale è essenzialmente basato su un criterio cronologico che mostra al visitatore come la valle casentinese si sia trasformata nel periodo compreso tra la Preistoria e la tarda età romana. All'interno del complessivo impianto cronologico trovano tuttavia spazio sezioni di carattere più tematico, come quella sui santuari etruschi o sulle sepolture, utili per meglio comprendere particolari spaccati della storia e delle società antiche.

La Sala 1 è dedicata alla Preistoria. Vi trovano spazio i resti fossili della fauna villafranchiana , circa 700.000 anni fa, composta da porzioni scheletriche di Elephas meridionalis e Hippopotamus antiquus, che testimoniano come anche il Casentino, al pari delle valli vicine, per lungo tempo sia stato caratterizzato da un ambiente lacustre di clima caldo-umido.

La serie di calchi dei crani umani introduce al tema dell'evoluzione fisica, mentre attraverso i reperti litici esposti nelle vetrine successive, viene presentata quella culturale: dal Paleolitico inferiore al medio, dal Paleolitico superiore alle età dei metalli.

Nella Sala 2 sono esposti i reperti provenienti da insediamenti di crinale o di fondovalle, che testimoniano la prima frequentazione etrusca del Casentino fra l’età arcaica e l’ellenismo:  Pratello,  Serelli e Masseto.

La Sala 3 è dedicata al tema della religiosità etrusca e in particolare al santuario di Socana, con la ricostruzione dell'elevato e delle decorazioni coroplastiche.

Sempre nell'ambito del tema religioso, la Sala 4 presenta i reperti provenienti dalla grande stipe votiva etrusca del Lago degli Idoli sul monte Falterona. La musealizzazione di gran parte dei reperti recuperati fra la campagna del 1972 e quelle del 2003-2007 chiude il lungo capitolo delle indagini archeologiche al Lago degli Idoli, iniziate nel lontano 1838.

Nella Sala 5 sono esposte le testimonianze dell'età romana, attraverso un allestimento che privilegia il criterio funzionale a quello topografico. Le vetrine accolgono infatti sia i reperti legati alla produzione degli alimenti che i materiali destinati al loro consumo. La ricostruzione di parte dell'impianto termale di Domo e l'esposizione dei materiali da costruzione puntano l'attenzione sulla fattoria romana e sui servizi a essa connessi. Sempre in questa sala sono esposti i reperti provenienti da siti riferibili alla fine dell'età romana, con testimonianze della dominazione gota. Sempre nella Sala 5 sono ospitate le vetrine dedicate al mondo funerario antico e vi trovano spazio le varie tipologie di sepoltura rinvenute in Casentino: dalle sepolture alla cappuccina a quelle a inumazione e incinerazione.

L'ultima sala, la Sala 6, è dedicata a esposizioni e mostre temporanee.

Il Museo è infine dotato di un'aula didattica, attrezzata per l'esecuzione di laboratori e attività educative.

 

The Archaeological Museum of Casentino (www.arcamuseocasentino.it) is on the ground floor of  Palazzo Niccolini in Bibbiena and has six rooms. The museum is displayed on a chronological order that shows visitors how the Casentino Valley has changed between the Pre-historical time and the late Roman period.

There are also thematic sections, like the one on Etruscan Sanctuaries and tombs,  useful to understand the particular aspects of history and ancient civilizations.

The first room is dedicated to the Pre -history:  there are fossils of villafranchiana animals, of about 700,000 years ago, in particular skeletal parts of “Elephas meridionalis” and “Hippopotamus antiquus”. Such remains demonstrate that Casentino, was a swamp with hot and humid climate.

The series of human skulls casts introduces the theme of physical evolution while in the following display the cultural evolution is shown throught the lithic finds: from the early to the middle Palaeolithic  from the Upper Paleolithic to the Metal Age.

In the second room there are finds from crest or valley settlements showing the early Etruscan presence in Casentino between the archaic and the Hellenic period: Pratello, Serelli and Masseto.

The Hall 3 is dedicated to the the Etruscan religion, in particular Socana shrine; there you can see the reconstruction of the front piece and human figures decorations.

 Hall 4 presents the findings from the large votive Etruscan Lake of Idols on the Falterona Mountains. The museum display of most of the artifacts recovered from 1972 to 2003-2007 closes the long chapter of archaeological investigations at the Lake, started in 1838.

In Hall 5 are shown the remains from the Roman age. The shelves exhibits objects related to the production of food as well as material for their consumption.

The reconstruction of part of the bath of Domo and of building materials show the Roman farm and all the services connected with it.  There are also a finds from sites related to the end of the Roman age, with elements of the goths domination. Galleries dedicated to the various types of burial found in Casentino: from “alla Cappuccina”, to burials  and cremation.

The last room, t is dedicated to temporary and modern exhibitions.

The Museum has also a space for workshops and educational activities.

 

 

  PALAZZO DOVIZI

Voluto dal Cardinale Bernardo Dovizi detto il Bibbiena, fu costruito dopo il 1513 probabilmente su disegno dell’architetto fiorentino Baccio d’Agnolo e costituisce l’architettura civile più significativa di Bibbiena.

L’edificio si sviluppa su tre piani, con un impianto architettonico riferibile ai modelli fiorentini di fine quattrocento. La facciata avrebbe dovuto essere ricoperta da intonaco ma è rimasta nel suo aspetto rustico con inserzioni di pietrame misto a cotto. Il portone, con lo stemma cardinalizio del Dovizi, e le finestre dei primi due piani hanno archi a tutto sesto. Al terzo piano il loggiato, formato da eleganti colonne che sorreggono un architrave in legno, occupa tutto il fronte.

All’interno un imponente scalone ad una sola rampa immette nel salone di ricevimento, anticamera dell’appartamento del Cardinale, dove si possono ammirare un pregevole soffitto a cassettoni in legno ed un magnifico camino.

Wanted by Cardinal Bernardo Dovizi called Bibbiena, it was built after 1513 probably designed by the Florentine architect Baccio d'Agnolo and constitutes the most significant civil architecture of Bibbiena.

The building develops on three floors, with an architectural style recalling the Florentine models dated towards the end of the 15th century.
The facade should have been plastered but it remained in its rustic look with a visible mix of stones and Florentine typical terracotta. The door, with the arms of Cardinals Dovizi, and the windows of the first two floors have round arches. On the third floor the loggia, formed by elegant columns supporting a wooden lintel, occupies the entire front.

Inside a master staircase with a single ramp leads into the reception hall, vestibule of the Cardinal’s apartment, where you can admire a fine coffered ceiling in wood and a magnificent fireplace.
 

 

  PALAZZO NICCOLINI

Il palazzo, ora sede del Municipio, si affaccia su via Berni e fu costruito fuori dalla cinta muraria medioevale nella prima metà del XVII secolo, probabilmente nel 1645.

Nel soffitto della scalinata d’ingresso sono affrescati una coppia di putti che trasportano in cielo uno scudo con catene d’argento, esempio di pittura del periodo lorenese.

Attraverso l’ampio scalone si accede al primo piano dove si trovano un salone che affaccia su via Berni, con caminetto e pareti laterali affrescate, stanze più piccole, anch’esse decorate, e una cappella dove si trova un altare dal gusto rocaille.

The palace, now the Town Hall, overlooking Via Berni was built outside the medieval walls in the first half of the seventeenth century, probably in 1645.

A pair of Putti carrying a shield with silver chains are painted on the entrance stair’s ceiling, example of the Lorraine painting period.

The wide staircase leads to the first floor , with a large hall overlooking Via Berni, with a fireplace and frescoed walls, smaller rooms, also decorated, and a chapel with a rocaille style altar.

 
  PARTINA

Il paese di Partina sorge arroccato lungo il torrente Rimaggio, immediatamente sopra la confluenza di questo sul torrente Archiano.

Il paese si sviluppa attorno all’antico castello le cui notizie si hanno sin dal 1095 e del quale rimangono ancora alcune parti, ma che è stato oggetto di un pesante rifacimento nei primi anni del novecento.

Oltre al castello e agli antichi borghi è interessante la Villa padronale Rosa Scoti e nella frontistante piazzetta la relativa Cappella gentilizia di Santa Rita, restaurata e donata recentemente al comune di Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it).

Fuori dal paese, lungo la strada che conduce a Bibbiena, vi è l'antica pieve di Santa Maria, risalente al XI secolo, per anni abbandonata e ridotta in rovina. La pieve è stata oggetto di un recente restauro e trasformata in residenza.

 

The town of Partina is perched on a hill along the Rimaggio creek, just above the confluence with the Archiano river.

The town is built around an ancient castle and there are documents dating it back to 1095.

The castle was totally restored in the early years of the 20th century; still some original parts remain today and can be seen.

 In addition to the castle and the ancient village, Villa Rosa Scoti, is another interesting place to visit, with the adjacent square, and the aristocratic Chapel of Santa Rita, recently restored and donated to the municipality of Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it).

Just outside the village, along the road to Bibbiena, lies  the ancient church of Santa Maria, built around the eleventh century; abandoned in ruins for years, it has been recently restored and turned into a private residence.

 
  PIAZZA GRANDE

Piazza Pier Saccone Tarlati has occupied the original nucleus known as the “Forum Biblinensis” since the first half of the 11th century. At the end of the 13th century the square seems to have served as a parade ground, and was overlooked by the Bishop’s Palace (today Palazzo Bruni), which stood alongside the Pieve (Parish Church). To the south stretched the first linear settlement of the Borgo. During the following centuries the Castle was razed to the ground a number of times by Florentines: first after the battle of Campaldino (1289), then after the clashes between the Tarlati and the Florentine Republic during the 14th century, and finally after Cardinal Dovizi gave asylum to the Medici in his house inside the city walls (1498-1509). Around the middle of the 18th century, the square probably had the following shape: on the north side were the Clock Tower and the ruins of the Castle, and behind these the Orto del Cassero (Kitchen Garden of the Fortress).
The ruins flanked the longer side of the square reaching to where the Ripa and the Aiaccia began. To the west, in fact, where the Town Library is situated today, there was a steep bank (hence the name Ripa). Alongside the Ripa and behind the Castle walls, where the grove of Palazzo Bruni is now, was the Aiaccia.
Its name suggests agricultural land, probably a vineyard. Further north behind the Aiaccia and below the houses of Porta Guelfa (Guelph Gate) are the so-called Carbonaie (Charcoal Kilns) and a quarry. On the south side, the Ripa descends steeply to Borgo Moscatello, alongside which is the Palazzo della Giustizia (dating from the second half of the 14th century), which was the  residence of the Podestà and served as the Law Court and Chancery.
ThePalazzo della Giustizia was separated from the present-day Palazzo Conti (at that time owned by the Poltri family) by Via di Sotto il Canto, which joined the Piazzetta (today Piazzetta Pierazzuoli) from the west. On the other side of the Piazzetta (Piazza?) was a cluster of houses and at the top of the Borgo di Mezzo was the Loggia del Mercato and a Hospice belonging to the Hermits of Camaldoli (www.camaldoli.it).

In the middle of the Piazza Grande (??), which was presumably unpaved, a well was located opposite the Loggia del Mercato. Fifty years later, the appearance of the Piazza was radically transformed when the local authorities constructed the New Chancery (1773), now Palazzo Bruni, on the ruins of the ancient castle. Later, when the Vecchietti family became its owners, they enlarged the Palazzo. The Palazzo del Dado was built in the early 19th century at the west end of the square alongside the New Chancery.

The town plan in the Grand Duchy land registry shows that in 1827 Via di  Sotto il Canto was already closed alongside the Podesteria. At the top of the Borgo di Mezzo there was still the Loggia del Mercato, while in the middle of the square was an octagonal structure that appears to be a fountain.

The 19th century saw substantial urban redevelopment of the town centre aimed at providing services and infrastructures. These included the paving of earth roads and the creation of a sewage system. In 1834 a supporting wall (?) was built on the west side where today stairs lead down from the panoramic terrace.

An acqueduct was built in 1861. Previously water was obtained from wells and a series of cysterns. The largest and deepest of these was under the middle of the Piazza itself and is still in use today.

The acqueduct, commissioned by the Gonfaloniere, lawyer Cesare Nati Poltri, was constructed manually from iron pipes and lead joints. It carried water from the Gressa torrent (www.castellodigressa.it) in the Fragaiola district to the Piazza Grande of Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it), where a fountain was created in the middle of the square specifically for this occasion by the architect Emilio
Marcucci and the stone-mason Pietro Zetti. The construction of the acqueduct is commemorated in a plaque on top of the public fountain on the façade of the Palazzo della Podesteria overlooking the square. The present appearance of the square is due to changes made during the 20th century.
Around the nineteen-twenties, a photograph was taken of the moment the fountain was dismantled. A few years later, on the same spot, a monument was raised to the Fallen of the First World War, a bronze sculpture by Pazzini, now in the the Town Hall gardens. A radical transformation of  the square took place in 1920 when the Casa del Fascio (House of Fascism) was built on the west side, overlooking the Ripa.
This building now houses the Town Library.

 
  PIAZZA PADELLA

 

Le prime notizie che si hanno di Soci, nato come castello medioevale cinto di mura, sono del 1002. Il 3 gennaio di quell'anno Ottone III Imperatore dona la conferma alla Badia di Prataglia (www.badiaprataglia.net) "mansum unum, qui vulgo dicitur Nibli de Soci".

Si hanno anche notizie relative alla presenza di una chiesa che fu consacrata il 2 novembre 1058 da Azzone Vescovo di Arezzo. In quell'occasione, alcuni terreni intorno alla chiesa furono donati dal Vescovo all'Ordine Camaldolese (www.camaldoli.it), che da allora fu profondamente legato all'abitato di Soci.

I Padri Camaldolesi, per almeno cinque secoli, ebbero voce in capitolo in ogni decisione che vi era da prendere, fin dal 1265 concessero uno statuto alla popolazione nel quale erano contemplate regole di vita sociale e una regola relativa all'elezione di un consiglio.

Il nucleo originario del paese è il quartiere medioevale caratterizzato da strette vie su cui si affacciano le antiche case. Qui si trova ancora la Torre, ubicata al centro di una deliziosa piazzetta con accanto un pozzo medievale. La vecchia chiesa di San Nicola, oggi sconsacrata e recuperata ad opera della Proloco; a seguito di recenti scavi archeologici, sono stati recuperati i resti della chiesa primigenia oltre a numerose sepolture e suppellettili.

Adiacente alla chiesa un’antica porta in pietra serena ad arco acuto rimane a residuo delle vecchie mura castellane. Il castello sorgeva al termine dell'area nord, ma di esso rimane ben poco. La presenza del berignale, ancora esistente, che attraversava il Borgo, è attestata in un documento del 1020 compreso nel primo volume del "Regesto di Camaldoli". Questo canale artificiale, oltre a circondare il Castello di Soci a scopo difensivo, muoveva ruote idrauliche per molini e gualchiere. È ricordata anche una pescaia vicino al molino che procurava il pesce agli abitanti di Soci.

Sicuramente l'attività laniera, ancora oggi vanto del paese, trae origine da questo canale.

Nel 1440 le Armate Sforzesche, capeggiate da Niccolò Piccinino, mettono a ferro e fuoco il Castello di Soci, che subisce molti danni e non si riavrà per secoli, fino alla fondazione del Lanificio da parte della famiglia Bocci.

Questa industria locale, a partire dall'anno 1848, porterà ad una successiva e rapida crescita del paese, fino a diventare la frazione più grande del Comune di Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it).

Ad oggi il complesso ottocentesco del lanificio è stato oggetto di recupero e ospita varie attività.

 

The first news we have about Soci, originally a medieval castle surrounded by walls, dated back to 1002. On January 3 of that year, Emperor Otto III gives prove to the Abbey of Prataglia (www.badiaprataglia.net) "mansum unum, here vulgo dicitur Nibli de Soci ".

We also have news related to the existence of a church that was consecrated on November 2, 1058 by Azzone Bishop of Arezzo. On that occasion, some of the lands around the church were donated by the Bishop of the Camaldolese Order (www.camaldoli.it), that since then  was deeply attached to the town of Soci.

The Fathers Camaldolensian, for almost five centuries, had a say in every decision you had to take, since 1265 granted a charter to the inhabitants in which social life rules were considered and a rule relating to the election of a council.

Il nucleo originario del paese è il quartiere medioevale caratterizzato da strette vie su cui si affacciano le antiche case. Qui si trova ancora la Torre, ubicata al centro di una deliziosa piazzetta con accanto un pozzo medievale. La vecchia chiesa di San Nicola, oggi sconsacrata e recuperata ad opera della Proloco; a seguito di recenti scavi archeologici, sono stati recuperati i resti della chiesa primigenia oltre a numerose sepolture e suppellettili.

The original nucleus of the village is the medieval district characterized by narrow streets overlooked by ancient houses. Here there is still the Tower, located in the center of a charming little square next to a medieval well. The old church of St. Nicholas, now deconsecrated and recovered by the Proloco; following recent archaeological excavations, were recovered the remains of the original church as well as several graves and furnishings.

Next to the church, there is an ancient serena stone door pointed arch remains as a remaining of the old castle walls. The castle rose at the end of the north area, but it remains very little of it. The presence of the berignale, still existing, which passed through the Borgo, is attested in a document of 1020 included in the first volume of the "Regesto of Camaldoli". This artificial channel, in addition to surround the Castle of Soci for defensive purposes, moved water wheels for mills and fulling mills. It is also mentioned a weir near the mill which provided fish to the inhabitants of Soci.

Surely the wool activity, that is still now the pride of the village had its origin,from this channel.

In 1440 the Armed Sforza, led by Niccolò Piccinino, put fire to the Castle of Soci, which undergoes a lot of damages and you will regain for centuries, until the founding of the woolen mill from family Bocci.

This local industry, starting from 1848, will lead to a subsequent and rapid growth of the village, to become the largest fraction of Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it).

To date, the nineteenth-century woolen mill has been the object of recovery and hosts various activities.

 
  PROPOSITURA S. IPPOLITO MARTIRE

 

Si tratta dell’antica Pieve castellana trasformata in Propositura (www.parrocchie.it/bibbiena/propositura/propositura.htm) dal 4 settembre 1744.

Le prime notizie storiche riguardanti la Pieve di Bibbiena si hanno fin dal sec. VII quando l’edificio di culto, dedicato ai Santi Ippolito e Cassiano, era ubicato in località Castellare. Il più antico documento certo della Pieve è datato 979.

Alcuni documenti risalenti agli inizi del XII secolo fanno riferimento alla cappella del Castello dei Tarlati a croce greca orientata.

Dopo la battaglia di Campaldino, avvenuta l’11 Giugno 1289, in cui il vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini perse la vita e gli aretini furono sconfitti dai Fiorentini, la vecchia Pieve subì danni irreparabili. La Cappella fu ricostruita ed adibita a chiesa pubblica. Da quel momento diventò la chiesa parrocchiale.

Verso la metà del 1500 l'edificio fu ampliato sfruttando ambienti vicini e nei secoli XVI e XVII fu appesantito da sovrastrutture di stile barocco che, nei primi anni del novecento, in tappe successive, furono smantellate.

Nell'anno 1972, durante alcuni scavi eseguiti sotto la sorveglianza della Soprintendenza di Arezzo, furono riportati alla luce un bellissimo portale e una grande finestra romanica nel fianco est, lungo Via Berni.

Opere presenti:

-     Croce dipinta, una tavola della prima metà del XIV secolo, attribuita ad un ignoto pittore della cerchia di Duccio, chiamato Maestro di San Polo in Rosso;

-    Madonna in legno, duecentesca, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Assunta a Giona;

-    Vetrata raffigurante gli ultimi istanti della vita di Buonconte da Montefeltro, morto durante la battaglia di Campaldino;

-    L’Annunciazione di Giovanni Calducci, detto il Cosci, del 1580 ca. ;

-    Madonna col Bambino in Trono e Angeli di Arcangelo di Cola da Camerino;

-    Vetrata raffigurante Santa Chiara di Assisi con il giglio in mano;

-    Polittico di Bicci di Lorenzo, del 1435;

-    Fonte Battesimale;

-    Organo di Onofrio Zeffirini, del 1500, proveniente dall’Abbazia di Vallombrosa;

-    Dipinto di Jacopo Ligozzi, del 1600, che raffigura la Vergine con il Bambino, circondata da una gloria di angeli.

 

It is the ancient Parish castle converted into Propositura (www.parrocchie.it/bibbiena/propositura/propositura.htm) from September 4, 1744.

The first historical information regarding the Pieve of Bibbiena are dated from VII century when the building of cult, dedicated to Saints Ippolito and Cassiano, was located in the small town  of Castellare. The oldest definite document of Pieve is dated 979.

Some of the documents from the early twelfth century refer to the chapel of Tarlati's castle Greek cross oriented.

After the battle of Campaldino, occurred on June 11, 1289, in which the bishop of Arezzo Guglielmino Ubertini lost his life and Arezzo were defeated by the Florentines, the old parish church suffered irreparable damages. The chapel was rebuilt and used as a public church. Since that time it became the parish church.

Towards the middle of 1500 the building was extended by exploiting environments in the nearby and in the sixteenth and seventeenth centuries was weighed down by structures of baroque style, in the early years of the twentieth century, in futther stages, were dismantled.

In 1972, during some excavations carried out under the supervision of the Superintendent of Arezzo, were brought to light a beautiful Romanesque portal and a large romanesque window in the side east along Via Berni.

Works displayed:

 Painted Cross, a panel of the first half of the fourteenth century, attributed to an unknown painter from the circle of Duccio, called Maestro of San Polo in Rosso;

Madonna in wood, thirteenth century, from the Church of Santa Maria Assunta in Jonah;

Stained glass depicting the last moments of the life of Buonconte da Montefeltro, who died during the Battle of Campaldino;

The Annunciation of John Calducci, said Cosci, 1580 ca. ;

Madonna and Child Enthroned with Angels Arcangelo di Cola da Camerino;

Stained glass window depicting St. Clare of Assisi with lily in hand;

Polyptych by Bicci di Lorenzo, 1435;

Baptismal font;

Organ Onofrio Zeffirini, 1500, coming from the Abbey of Vallombrosa;

Painting by Jacopo Ligozzi, 1600, depicting the Virgin and Child, surrounded by a glory of angels.

 
SAN FRANCESCO

 

L’edificio fu realizzato ad opera della compagnia delle Sacre Stimmate di Bibbiena (www.comunedibibbiena.gov.it) tra il 1736 ed il 1782.

La facciata, ultimata nel 1879 secondo un rigoroso stile neoclassico, è composta da un timpano sorretto da quattro semicolonne appoggiate su un alto basamento, tra di esse due nicchie rettangolari sovrastate da finestre semicircolari inquadrano l’ingresso centrale.

L’interno è ad una sola navata, fu decorato fastosamente in stucco tra il 1755 e il 1756, gli affreschi furono realizzati attorno al 1770 da Giuseppe Parenti.

L’estremo aggiornamento al montante gusto rococò e la finezza dei lavori di decorazione suggeriscono un possibile consiglio inviato da Antonio Galli Bibiena per la città d’origine della sua famiglia: egli infatti, proprio in quegli anni, era attivo nella trasformazione del teatro della Pergola (www.fondazioneteatrodellapergola.it) a Firenze.

 

The building was commissioned by the “Compagnia delle Sacre Stimmate” (Company of the Sacred Stigmata) of Bibbiena  between 1736 and 1782  (www.comunedibibbiena.gov.it).

The façade was completed in 1879 and presents a rigorous Neoclassical style. It is composed by a gable supported by four semi-columns resting on a high base; the main entrance is framed by two rectangular niches surmounted by semicircular windows.

The interior presents a single nave and it is sumptuously decorated with stuccos dating back to 1755-1756. The frescoes were painted by  Giuseppe Parenti around 1770.

The addition of elements in a strong Rococo style and the refined work suggest a possible intervention by Antonio Galli Bibiena for his hometown. In fact in those years he was engaged in the restoration of the Pergola  theatre in Florence ( www.fondazioneteatrodellapergola.it).

 
  SANTA MARIA DEL SASSO

 

Complesso architettonico di grande valore storico, artistico e religioso, unico esemplare rinascimentale nel Casentino, dichiarato nel 1899 Monumento nazionale.

La primitiva chiesetta risale al 1347, costruita a seguito di un episodio miracoloso. Il Santuario ( www.santamariadelsasso.it)prende il nome appunto dal grande masso sul quale durante l’anno 1347, i contadini della zona notarono più volte una colomba bianca che si lasciava avvicinare solo dai bambini e da un eremita camaldolese, Martino da Poppi, che sostava nei dintorni. Il 23 giugno, verso sera, una bambina di 7 anni, Caterina, vide una “bellissima donna bianco vestita”, che la esortò all’amore di Dio e alla purezza e le diede dei baccelli, che poi la sera a casa furono trovati pieni di sangue: conferma del racconto di Caterina e presagio della terribile peste del 1348, da cui Bibbiena e dintorni rimasero immuni. Nel 1486 un incendio distrusse la primitiva chiesetta fatta costruire dall’eremita Martino.

Nello stesso anno, iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale santuario, che ebbero un particolare sviluppo nel 1495 per opera di Padre Girolamo Savonarola, ritenuto il fondatore di Santa Maria.  La nuova chiesa assunse le forme attuali su progetto di Giuliano da Maiano e fu consacrata nel 1507.

Il complesso architettonico comprende il Convento dei frati con annessa foresteria e il Monastero delle Monache domenicane.

Il coro del Monastero, con pregevoli scranni intarsiati, contiene un grande quadro dell’Assunta, opera dei pittori domenicani Fra Bartolomeo della Porta e Fra Paolino da Pistoia. Nel refettorio si conserva un prezioso affresco che rappresenta il Cenacolo di Raffaele del Colle, detto il  Raffaellino (1534). Il cinquecentesco Chiostro è stato recentemente restaurato in tutte le sue parti.

Il Santuario si compone di una chiesa superiore, con annessa Cappella di S. Domenico, una cripta e una chiesa inferiore. Sulla destra della facciata della chiesa superiore, a frontone triangolare, vi è un portico con colonne. Nell'interno un caratteristico tempietto centrale di Bartolomeo Bozzolini da Fiesole custodisce l'affresco della Madonna del Sasso di Bicci di Lorenzo (1435 circa). Da notare una pregevole terracotta di Giovanni della Robbia, una Madonna con Bambino e Santi di Fra' Paolino da Pistoia e, nel coro, una Assunzione. Nella cripta si trova la Madonna del Buio, apprezzabile statua lignea cinquecentesca.

 

An architectural complex of great historical value, artistic and religious, the only Renaissance sample in Casentino, declared National Monument in 1899.

The original little church dates back to 1347, built after a miraculous episode. The Sanctuary (www.santamariadelsasso.it) takes its name from the large rock on which during the year 1347, farmers of the area noticed several times a white dove that allowed only children and a Camaldolese hermit, Martino from Poppi, to get close. On June 23rd, in the evening, a 7 year old girl, Catherine, saw a "beautiful woman dressed in white", which urged her to God's love and purity, and gave her some pods, which later in the evening at home were found filled with blood: confirmation of the story of Catherine and prediction of the terrible plague of 1348, from which Bibbiena and surroundings remained immune. In 1486 a fire destroyed the original church the was built by the hermit Martino.

In the same year, began the construction of the standing sanctuary, which had a particular development in 1495 through the work of Father Girolamo Savonarola, considered the founder of Santa Maria. The new church took its present shape thanks to the project of Giuliano da Majano and was consecrated in 1507.

The architectural complex includes the Convent of the Friars with attached guest quarters and the Monastery of Dominican Nuns.

The choir of the Monastery, with fine inlaid benches, contains a large painting of the Assumption, the work of Dominican painters Fra Bartolomeo della Porta and Fra Paolino da Pistoia. In the refectory is a precious fresco depicting the Last Supper by Raffaele del Colle, called Raffaellino (1534). The sixteenth-century Cloister has recently been restored in all its parts.

The sanctuary consists of a superior church, adjoining s Chapel of St. Dominic, a crypt and a lower church. On the right of the front of the superior church, there’s a triangular pediment and a porch with columns. Inside a ceentral temple by Bozzolini Bartolomeo da Fiesole preserves the fresco of the Madonna del Sasso Bicci di Lorenzo (about 1435). Note a valuable terracotta by Giovanni della Robbia, a Madonna with Child and Saints by Fra Paolino da Pistoia and in the choir, an Assumption. The crypt is the Madonna del buio (of the Dark), appreciable 16th century wooden statue.

 
  SERRAVALLE

 

Il castello di Serravalle è citato per la prima volta negli Annali Camaldolesi nel 1188 e fin dalle origini, che gli Annali riconducono all’opera di Amadeo Vescovo di Arezzo, la sua sorte fu legata strettamente alle vicende della congregazione camaldolese e della vicina Badia di Prataglia (www.badiaprataglia.net) il cui Abate ne detenne il feudo a partire dalla metà del XIII sec. Nel corso del trecento l’aggregato venne ulteriormente fortificato e munito di cassero e torre;  nei primi anni del quattrocento fu aggregato alla podesteria di Bibbiena sotto l’egemonia della repubblica fiorentina, quindi passò ai Medici ed ai Lorena Granduchi di Toscana ed infine allo Stato italiano.

Con la nascita del turismo moderno, nei primi anni del ‘900, Serravalle raggiunse la sua massima espansione e fama internazionale essendo annoverata tra le più esclusive stazioni climatiche d’Italia e meta dei nuovi viaggiatori post Grand Tour. Fu scelta come località di villeggiatura da moltissime personalità ed in particolare da una certa parte dell’aristocrazia romana, tra i visitatori più famosi ricordiamo S.A.R. il principe Ereditario Vittorio Emanuele III, S.A.R. Filiberto di Savoia il Duca di Pistoia, il Cardinale Vannutelli, Benito Mussolini, il Ministro Giurati, il Ministro Fedele, l’On. Balbo e l’On. Bodrero.

Soggiornò a Serravalle anche Gabriele D’Annunzio con la bella Eleonora Duse che passava per le vie del paese sul calesse. Erano ospiti dell’Avv. Eugenio Coselschi nella sua villa, che il poeta battezzò col nome di Archianella scrivendo per essa i due versi “Clarescit aethere claro - Ascensu levior” che sono scolpiti fuori dell’entrata principale.

Serravalle deve molto all’opera filantropica di Egisto Paolo Fabbri, nipote dell’omonimo banchiere socio di Morgan, che finanziò una serie importante di opere pubbliche. Fece costruire la nuova chiesa poiché la vecchia, ubicata nell’attuale piazza detta appunto della Chiesa Vecchia, era crollata. Istituì la scuola di canto gestita dalle suore Mantellate e impostata sul metodo Ward, divulgato in Italia per merito del Fabbri. La fama della Schola Cantorum di Serravalle fu tale da richiamare allievi da tutta Italia.

Nel 2012 Serravalle è stata insignita “Meraviglia Italiana”, un progetto patrocinato, tra gli altri, dal Ministero per i beni e le attività culturali, che ha selezionato il nostro paese per un itinerario d’eccellenza  insieme ad altre 1000 meraviglie italiane.

 

The castle of Serravalle is mentioned for the first time in the Annali Camaldolesi in 1188 and from the beginning, that the Annals trace back to the work of Amadeo Bishop of Arezzo, its fate was closely tied to the events of the Camaldolese’s congregation and the nearby Abbey of Prataglia (www.badiaprataglia.net) whose Abbot held the fief starting from the middle of the XIII century. During the XIV century the aggregate was further fortified with internal formwork and tower; in the early years of the fifteenth century it was annexed to the Podesta of Bibbiena under the hegemony of the Florentine Republic, then passed to the Medici and the Lorena Grand Dukes of Tuscany and finally to the Italian State.


With the birth of modern tourism, in the early '900, Serravalle reached its maximum expansion and international reputation being considered one of the most exclusive health resorts of Italy and destiny of the new post Grand Tour travelers. It was chosen as a holiday resort by many personalities and in  particular by a certain part of the roman aristocracy, among the most famous visitors, H.R.H. Prince Vittorio Emanuele III, H.R.H. Filiberto of Savoia Duke of Pistoia, Cardinal Vannutelli, Benito Mussolini, the Minister Giurati, the Minister Fedele, members of Parliament Balbo and Bodrero.

Also Gabriele D'Annunzio stayed in Serravalle with the beautiful Eleonora Duse who went through the town’s streets on a gig. Guests of Layer Eugenio Coselschi in his villa, which the poet called  Archianella and wrote two verses for,  "Clarescit aethere claro - Ascensu levior" that are carved out of the main entrance.

Serravalle owes much to the philanthropic work of Egisto Paolo Fabbri, nephew of homonymous banker partner of Morgan, who financed many important public works. He built the new church because the old one, located in Piazza della Vecchia Chiesa (Old Church Square), had collapsed. Instituted the singing school run by the Mantellate nuns and set to the Ward method, disclosed in Italy thanks to Fabbri. The fame of the Schola Cantorum of Serravalle attracted students from all over Italy.

In 2012 Serravalle was awarded "Meraviglia Italiana” (Italian Beauty), a project sponsored, among others, by the Ministry of Heritage and Culture, who selected our town for an itinerary of excellence along with other 1000 Italian beauties.

 
  TEATRO DOVIZI

 

Il teatro Dovizi ( www.nata.it) fu costruito nel 1842 su disegno dell’architetto Niccolò Matas.

Originariamente aveva caratteristiche tipicamente Ottocentesche con alcuni richiami classicheggianti.

Di recente è stato completamente ristrutturato richiamandosi allo stile barocco dei Galli, famosa famiglia di scenografi ed architetti detti anche i “Bibiena”, che ha contribuito, per più di cinque generazioni, a realizzare teatri e chiese in varie corti europee.

 

The Dovizi theater (www.nata.it) was built in 1842 designed by architect Niccolò Matas.
Originally it had typical XIX Century characteristics with some classical references.

It has recently been completely renovated referring to the Baroque style of the Galli, the famous family of stage designers and architects also called the "Bibiena", which contributed for more than five generations, to build theaters and churches in various European courts.

 
  TERROSSOLA

 

Terrossola è un piccolo borgo rurale, adagiato su un basso crinale alle pendici del Poggio Fallito. Emerge, fra i campi coltivati e le quercete, immediatamente sopra la riva destra dell’Arno in corrispondenza della confluenza con il torrente Corsalone.

Le origini dell’insediamento sono probabilmente legate all’antica viabilità romana detta  “Via Flaminia Minor”. La Via, secondo il prof. Alberto Fatucchi, collegava Bologna ad Arezzo e nella nostra vallata correva sulla destra dell’Arno, in franco da esondazioni, collegando alcune Pievi come Sietina, Socana, Buiano, Romena, passando quindi attraverso le case di Terrossola .

Il borgo si snoda affiancato dalle strette case fino a giungere nell’antica piazzetta dove si aprono alcune cantine e fino agli anni ’50 la porta della chiesa parrocchiale dirimpetto ad una croce in ferro. La chiesa titolata a San Matteo fu annessa nel 1778 a quella di S. Bartolomeo a Casalecchio e da allora è diventata la chiesa di San Matteo e San Bartolomeo. Tra il 1950 ed il 1952 è stata completamente ricostruita su disegno dell’architetto Mercantini. L’ingresso fu spostato sul fronte opposto perché la chiesa si aprisse sulla viabilità carrabile, l’entrata originale fu tamponata ed in corrispondenza di questa fu collocato l’altare.  La chiesa rinnovata fu consacrata il 21 settembre del 1954 dal Vescovo Emanuele Mignone.

Al suo interno si nasconde un tesoro: una bellissima pala lignea della fine del ‘400 perfettamente conservata ed attribuita da Anna Padoa Rizzo nel 1987 a Bernardo di Stefano Rosselli, figlio di quello Stefano Rosselli che tra il 1472 ed il 1481 lavorava come capomastro nel cantiere del Santuario di Santa Maria del Sasso.

La pala di Terrossola, eseguita su tre doghe in pioppo, è una delle opere meglio conservate del pittore, rappresenta una Madonna con Bambino in trono tra sant'Antonio Abate, san Matteo Evangelista, san Francesco d'Assisi, san Sebastiano e davanti, in primo piano, il donatore un tal Vannuccio.


Terrossola is a small rural village, situated on a low ridge on the slopes of Poggio Fallito.

It emerges, between cultivated fields and oak groves, just above the right bank of the Arno river at the confluence with the river Corsalone.

The origins of the settlement are probably linked to the ancient Roman road called "Via Flaminia Minor". The Via, according to Professor. Alberto Fatucchi, connected Bologna and Arezzo, in our valley it ran on the right bank of the Arno, safe from floodings, linking some churches, Sietina, Socana, Buiano, Romena, then passing through the houses of Terrossola.

The village develops through narrow streets flanked by narrow houses until reaching the ancient square where you can find a few antique basements and until the 50s church’s door opposite to an iron cross. The Church, entitled to St. Matthew was annexed in 1778 to that of St. Bartholomew in Casalecchio and since then has become the church of St. Matthew and St. Bartholomew. Between 1950 and 1952 is was completely rebuilt on a design by architect Mercantini. The entrance was moved to the opposite side so the church would open towards vehicular traffic, the original entrance was built in  and this is where the altar was placed. The renovated church was consecrated on September 21, 1954 by Bishop Emanuele Mignone.

Inside lies a treasure: a beautiful wooden altarpiece of the late 15th century perfectly preserved and attributed by Anna Padoa Rizzo in 1987 to Bernardo di Stefano Rosselli, son of the Stefano Rosselli that between 1472 and 1481 worked as a foreman at the construction site of Santa Maria del Sasso.

Terrossola’s wooden altarpiece, on three poplar staves, is one of the best preserved works of the painter, it’s a Madonna and Child enthroned between St. Anthony Abbot, St. Matthew the Evangelist, St. Francis of Assisi, St. Sebastian and in front, in first floor, the donor such a Vannuccio.

 
  VILLA LA MAUSOLEA

 

Si tratta di un’antica proprietà dell'Eremo di Camaldoli (www.camaldoli.it), che nasce quale centro amministrativo degli estesi possedimenti fondiari del monastero nella campagna dell'Archiano, oltre che da foresteria per i pellegrini che salivano all'eremo e per il soggiorno di monaci anziani. La prima menzione della località risale al 1087: si tratta di un atto di donazione a favore dell’Eremo di Camaldoli. Questa struttura, che era ubicata più a monte rispetto all’attuale, nel seicento era ormai pericolante e fu deciso di avviare i lavori di ristrutturazione, era l’anno 1647. Da questa data ha inizio la vicenda della villa –fattoria della Mausolea e dei beni ad essa collegati che nel corso dei secoli diverrà un esempio di gestione del territorio da parte della Congregazione eremitica.

La grande villa della Mausolea è un esempio notevole di architettura seicentesca. Il complesso, circondato da un recinto murario che presenta due porte d’accesso, è costituito dalla villa, dalla piazza lastricata, dagli edifici annessi agli usi di fattoria.  La facciata è scandita da una loggia a tre arcate, di cui la centrale racchiude un orologio in pietra.

Nell'atrio, al centro del soffitto, un affresco seicentesco con San Romualdo in gloria. A piano terra si trovano due cappelle; quella di sinistra, costruita intorno al 1655 e rivestita di damasco rosso, conserva una tela seicentesca con la Madonna del Rosario in gloria tra i Santi Romualdo e Michele Pini; incassata al centro della volta è una piccola tela con San Giorgio e il drago (XVI secolo). Nella cappella di destra, un dipinto con San Romualdo (XVIII secolo)

 

It is an ancient property of the Hermitage of Camaldoli (www.camaldoli.it), which was established as the administration centre for the vast land holdings of the monastery around the Archiano river.

 It was also used  as guest quarters for pilgrims who walked up to the hermitage as well as shelter for the senior monks.

 The first reference to the complex dates back to 1087: it is a donation to the Hermitage of Camaldoli. The complex was originally located further upstream, but during the XVII century it had become unsafe. It was then decided to start renovation works: it was the year 1647.

From then on the story of the villa of “Fattoria la Mausolea” develops and over the centuries it has become an example of land management by the Congregation Hermits.

The large villa is a remarkable example of XVII century architecture. The complex is formed by the villa, the cobbled square, the stables and other farm buildings. It is surrounded by a wall with two gates. The facade presents a three arches open gallery with a  stone clock in the centre.

A XVII century fresco depicting San Romualdo in glory covers the centre of the entrance ceiling. On the ground floor there are two chapels. The one on the left was built around 1655 and is upholstered with red damask: it preserves a XVII century painting of the “Madonna del Rosario” in Glory with Saints Romuald and Michele Pini; embedded, at the center of the vault there is a small canvas with St. George  and the Dragon (XVI century). In the chapel on the right, there's  a painting with San Romualdo (XVIII century).

 
 


Ultima revisione 29/11/2016     

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